Scegliere un coach

Come valutare e scegliere in modo informato un coach in Italia?

Il mercato, essendo non regolamentato, è vasto e variegato: ci sono coach eccellenti, formati e con solide credenziali, e ci sono purtroppo persone improvvisate o poco etiche.

In questa pagina ti forniremo criteri pratici per fare una scelta consapevole, in modo da affidarti a un professionista serio che faccia al caso tuo. Vedremo anche i red flag (campanelli d’allarme) da non ignorare.

Ricorda sempre: il coaching è un investimento su di te, meriti qualità e professionalità.

Formazione e certificazioni: perché contano.

In Italia chiunque può chiamarsi “coach” da un giorno all’altro, dato che la professione non ha un Albo pubblico. Perciò, uno dei primi criteri da verificare è la formazione e le eventuali certificazioni/associazioni del coach.

Un coach professionista di livello di solito avrà:

  • frequentato un corso di formazione specifico in coaching (tipicamente un percorso di almeno 6 mesi – 1 anno con centinaia di ore tra teoria e pratica);
  • svolto supervisioni o tirocini durante la formazione (molte scuole serie richiedono 100+ ore di coaching supervisionato prima di attestare la competenza);
  • continuato a formarsi con aggiornamenti e magari specializzazioni;
    aderito a un’associazione professionale (come AICP, ICF, ALCOL etc.) oppure conseguito una certificazione riconosciuta.

 

AICP – Associazione Italiana Coach Professionisti

è un’associazione italiana ai sensi della legge 4/2013, che riunisce coach professionisti impegnati a rispettare standard qualitativi, un codice etico e formazione continua. I coach AICP sono tenuti a indicare in ogni documento la dicitura “Attività professionale di cui alla legge 4/2013” e l’associazione offre agli utenti garanzie come uno sportello di tutela del consumatore per segnalare eventuali irregolarità. AICP non “certifica” legalmente i coach (nessuna associazione di per sé lo fa – lo vedremo a breve), ma rilascia un’attestazione di qualità ai propri iscritti, verificando che abbiano determinati requisiti (es: ore di formazione, esperienza, supervisione). Inoltre partecipa ai lavori UNI per le norme tecniche della professione.

Puoi approfondire qui: https://www.coachinginsight.it/aicp/ 

ICF – International Coaching Federation (ICF Italia è il capitolo italiano)

La più grande associazione di coach a livello mondiale, ha definito le Core Competencies del coaching e un rigoroso Codice Etico. ICF rilascia credenziali internazionali ai coach che dimostrano formazione accreditata, ore di esperienza e passano un esame (le sigle che potresti vedere sono ACC – Associate Certified Coach, PCC – Professional Certified Coach, MCC – Master Certified Coach).

Queste credenziali non sono obbligatorie per lavorare, ma sono ampiamente riconosciute come segno di professionalità a livello globale. Un coach certificato ICF si impegna a standard elevati e deve rinnovare la credenziale ogni 3 anni con formazione continua.

Nota: a livello legale in Italia una credenziale ICF non ha valore pubblico, ma a livello di qualità professionale è un ottimo indicatore.

Puoi approfondire qui: https://www.coachinginsight.it/icf/ 

EMCC – European Mentoring & Coaching Council (EMCC Italia)

Un’altra associazione internazionale di alto livello. Offre qualifiche chiamate EIA (European Individual Accreditation) su quattro livelli (Foundation, Practitioner, Senior, Master). Anche queste sono riconoscimenti di competenza basati su valutazione indipendente.

EMCC Italia, come AICP, è un’associazione ai sensi legge 4/2013 che garantisce codice etico, formazione continua e dispone di un registro di coach e mentor qualificati.


Altre associazioni italiane: ad esempio A.Co.I. (Associazione Coaching Italia), Associazione Coach Professionisti (AssoCoaching), ANCoRe (più orientata al counseling/relationship coaching) ecc. Ce ne sono diverse; verifica che siano serie (hanno un sito trasparente, codice etico pubblico, magari presenza nelle normative UNI).

Norma UNI e certificazione

In Italia esistono norme tecniche UNI per il coaching. La prima, UNI 11601:2015, definisce proprio cosa è il servizio di coaching (terminologia, classificazioni, requisiti del servizio).

Ne esiste un’altra in lavorazione (o pubblicata dopo il 2015) sui requisiti di conoscenza, abilità e competenza del coach come figura professionale. Queste norme servono da base per eventuali certificazioni rilasciate da organismi accreditati (Accredia).

Che significa? Significa che volendo, un coach può farsi valutare da un ente terzo e ottenere una “certificazione di conformità UNI”. Tuttavia, questa è ancora poco diffusa e non obbligatoria.

In pratica, se un coach si definisce “Coach certificato UNI”, dovrebbe mostrarti quale ente gliel’ha rilasciata e il numero di certificato. È un di più formale. Nella scelta pratica, guarderei più all’appartenenza ad associazioni come ICF/AICP/EMCC e alla presenza di credenziali ICF o EIA, perché denotano già un percorso di qualità.

In sintesi, cosa controllare nel profilo di un coach: cerca la sezione “Chi sono” o “About” sul suo sito/LinkedIn. Dovresti vedere indicato:

  • Dove si è formato (nome della Scuola di coaching, eventuale riconoscimento di tale scuola da ICF/AICP ecc.). Occhio alle scuole fantasma o ai “Master in coaching” di pochi weekend.
  • Anni di esperienza e ambiti di specializzazione.
  • Eventuali credenziali: se leggi “ICF PCC” o “ACC ICF” è positivo (significa che ha fatto percorso in ICF e superato esami); se c’è scritto “Socio AICP” o “EMCC Practitioner” etc, anche.
  • Codice etico: i coach di solito citano l’adesione a un codice etico professionale (ICF, EMCC o quello della loro associazione). Ciò significa che si impegnano a rispettare standard deontologici, inclusa la riservatezza, evitare conflitti di interesse, non sconfinare in ambiti clinici, e via dicendo.
  • Alcuni coach indicano anche di avere una polizza assicurativa professionale (non è obbligatoria ma è un segno di serietà, previsto dalla legge 4/2013 come garanzia possibile).

Tieni presente però: l’assenza di queste informazioni non significa automaticamente che il coach sia impreparato (magari è solo poco comunicativo online). Ma se non trovi nulla, è lecito chiedere direttamente (vedi più avanti le domande da fare).

Un professionista trasparente non avrà problemi a raccontarti il suo percorso e le sue qualifiche. Al contrario, se noti risposte vaghe o infastidite, quel coach potrebbe non essere la scelta migliore.

Esperienza e specializzazione

Oltre alla formazione, considera quanta esperienza ha il coach e in cosa. Un coach alle prime armi (es: ha appena terminato il corso e magari ha 50 ore di coaching totale) potrebbe comunque seguirti bene su obiettivi relativamente semplici, ma per sfide più complesse potresti preferire qualcuno con diverse centinaia di ore di pratica e magari esperienza nel tuo settore.

Alcuni coach infatti provengono da precedenti carriere specifiche: ad esempio ex manager diventati coach per dedicarsi allo executive coaching, ex psicologi del lavoro orientatisi al coaching aziendale, ex sportivi che fanno mental coaching, ecc.

Questo può essere un valore aggiunto se rilevante per il tuo caso. Ad esempio, se sei un dirigente di banca che vuole migliorare leadership, un coach che è stato a sua volta manager potrebbe capire meglio il contesto; se sei una neomamma che rientra al lavoro stressata, una coach che pubblicizza “life coaching per l’empowerment femminile” potrebbe aver gestito casi simili.

Tuttavia, attenzione a non far diventare la similitudine biografica un criterio rigido: un coach può essere ottimo per te anche se ha background diversi dal tuo, perché, lo ripetiamo, il coaching non richiede che il coach sia esperto del tuo mestiere. Conta di più la chimica personale e la bravura nel metodo.

Cerca comunque indizi: se sul profilo dice “Coach professionista specializzato in [area]”, significa che ha focalizzato la sua attività lì. Ad esempio “Career Coach specializzato in transizioni di metà carriera” oppure “Business coach per PMI familiari”. Questo ti dà un’idea del suo target tipico. Se coincide col tuo, bene. Se è lontano (es: tutti i suoi contenuti parlano di coaching sportivo e tu cerchi aiuto per la timidezza nelle relazioni), valuta se non sia meglio un coach più in linea con il tuo tema.

Contratto, privacy ed etica

Quando trovi un coach potenzialmente adatto, prima di iniziare il percorso dovrebbe essere stipulato un accordo chiaro, preferibilmente scritto. Di solito viene chiamato contratto di coaching o patto di coaching. Cosa deve contenere?

Gli elementi base: numero di sessioni previste (o modalità open se non fisso), durata di ogni sessione, costo e modalità di pagamento, regole di cancellazione (es: quanto preavviso se devi spostare una sessione senza pagarla), clausola di riservatezza, obiettivi generali del percorso e riferimenti al codice etico/legge 4/2013.

È buona prassi infatti che nel contratto o consenso informato ci sia la frase che il coach svolge “attività professionale ai sensi della L.4/2013” e l’indicazione dell’associazione di appartenenza, come richiesto da tale legge.

Diffida di chi vuole operare senza alcun accordo scritto: professionalmente non è serio, e rischi incomprensioni su cosa state facendo. Allo stesso modo, tutto ciò che riguarda la privacy dei dati personali deve essere gestito secondo le normative (GDPR).

È normale che il coach ti faccia firmare un’informativa privacy se ad esempio registra qualche tuo dato sensibile. Se non lo fa, e soprattutto se lavora per un’azienda strutturata, può essere una mancanza.

Comunque, l’importante è che tu sappia: ciò che dici in sessione rimane tra te e il coach (a meno di eccezioni rare come obblighi di legge se emergessero intenzioni di farsi male o fare male ad altri, ma parliamo di casi limite).

Chiarisci col coach che la confidenzialità è garantita, sia in percorsi privati sia aziendali (nel caso aziendale, il coach può dover riferire all’HR se il coachee sta partecipando attivamente e se gli obiettivi concordati a grandi linee sono stati raggiunti, ma non può divulgare i dettagli delle conversazioni). Un coach associato ICF, EMCC o AICP è tenuto per codice etico alla riservatezza totale.

Come leggere il sito web o il profilo LinkedIn di un coach.

Oggi quasi tutti i coach professionisti hanno almeno un sito personale o un profilo LinkedIn dettagliato (spesso entrambi). Ecco alcuni suggerimenti per interpretare le informazioni che trovi online:

Biografia e Formazione: come detto, cerca la sezione dove parlano di sé. Un coach serio elencherà formazione e credenziali. Se leggi solo frasi motivazionali senza dati concreti (“La mia missione è portare le persone al successo” ecc.) e non trovi dove ha imparato il mestiere, potresti essere davanti a qualcuno con più fumo che arrosto.

Testimonianze e case study: molti coach pubblicano testimonianze di ex clienti (spesso anonime o con nome e iniziale del cognome). Dalle testimonianze puoi capire su che temi lavora e che stile ha. Ovviamente sono selezionate e sempre positive, ma se ben fatte risultano credibili.

Se sembrano tutte scritte con lo stampino o esageratamente entusiaste (“Questo coach ha completamente trasformato la mia vita in due sessioni!”), prendile con beneficio d’inventario. Cerca elementi concreti: preferibile un commento tipo “Grazie al coach X ho migliorato la mia gestione del tempo e ho lanciato il mio progetto imprenditoriale” rispetto a frasi troppo generiche.

Contenuti pubblicati: molti coach hanno blog, video, podcast. Dai un’occhiata: il modo in cui comunicano può farti capire se il loro approccio risuona con te. Ad esempio, se un coach scrive articoli pieni di terminologia spiritualeggiante e tu sei una persona molto pragmatica, potreste non essere allineati.

Viceversa, se un coach posta spesso riferimenti a ricerche, dati, metodologia, denota un approccio scientifico. In generale, verificare che i contenuti siano sensati: se trovi affermazioni pseudo-scientifiche (“attiverò le tue energie quantiche cosmiche”) o troppa autocelebrazione, stai in guardia.

Mito da sfatare: “Tutti i coach che fanno molto marketing online sono guru impostori”.

Non necessariamente, molti coach bravi curano il marketing perché fa parte del far conoscere il proprio servizio. Bisogna distinguere: marketing onesto e contenuti di valore vanno bene; marketing aggressivo o manipolativo no.

LinkedIn: su LinkedIn puoi vedere l’esperienza pregressa del coach. Se vedi che fino a sei mesi fa faceva tutt’altro (es. “agente immobiliare fino al 2022, ora life coach”), questo da un lato è normale, molti si reinventano, ma prova a capire se ha accumulato esperienza sufficiente nel coaching o se è appena agli inizi.

Puoi vedere se condivide contenuti sul coaching, se ha referenze su LinkedIn (feedback di colleghi o clienti). Un profilo LinkedIn curato, con tanto di certificazioni sotto la sezione “Licenze e certificazioni”, è un segnale di professionalità.

Social media vari: anche su Facebook o Instagram alcuni coach sono attivi. Qui occhio: c’è un po’ di show in questo settore. Non è un problema se postano citazioni motivazionali, fa parte del gioco. Ma se il tenore è troppo quello del guru (foto in pose plastiche da leader carismatico, promesse di vita straordinaria a ogni piè sospinto, magari vendita di corsi per “diventare ricchi”), valuta con spirito critico.

Red flag nel linguaggio promozionale

L’uso frequente di termini come “segreto garantito”, “formula magica per il successo”, “cambiare la tua vita istantaneamente”, “milionario in 1 anno”.

Un coach serio raramente fa queste sparate. Di solito anzi mette in guardia che i risultati dipendono dal cliente e che serve impegno (il coach non promette risultati, ma fornisce metodo e struttura).

Se invece trovi slogan di successo facile, scappa: è tipico di figure che più che coach veri sono venditori di fumo o, peggio, reclutatori di schemi piramidali travestiti da coaching.

Domande da fare in una sessione conoscitiva

Quasi tutti i coach offrono un colloquio preliminare gratuito (30-60 minuti) prima di iniziare il percorso. Sfruttalo bene! È l’occasione per capire se c’è feeling e per toglierti dubbi. Preparati qualche domanda.

Ecco una lista di domande importanti che puoi porre al coach durante la conoscitiva:

Qual è la tua formazione in ambito coaching?

Chiedi apertamente dove si è formato e se la scuola è riconosciuta (es. accreditata ICF). Un coach qualificato ti risponderà con piacere, magari citando il diploma o master ottenuto.

Sei membro di qualche associazione professionale o hai certificazioni?

Puoi domandare se ha credenziali ICF (ACC, PCC, etc) o EIA EMCC, o se è socio AICP, ecc. Come cliente hai diritto a saperlo. Ad esempio, potresti chiedere: “Sei un coach accreditato? Rispondi a un codice etico, immagino?” e ascoltare. Un coach onesto potrebbe dire anche di no (“non sono accreditato ICF ma sto completando l’iter” oppure “sono coach professionista ai sensi legge 4/2013, socio di tal associazione”).

Quanta esperienza hai con tematiche simili alla mia?

Senza aspettarti per forza uno “specialista assoluto”, chiedi se ha già lavorato su casi come il tuo. Ad esempio: “Hai già seguito persone che volevano cambiare carriera a 40 anni?” Se dice di sì, chiedi (senza invadere privacy) come ha impostato quei percorsi e se ci sono stati risultati tipici.

Come strutturi di solito un percorso di coaching?

Una buona domanda generica per capire metodo e organizzazione: quante sessioni suggerisce per iniziare, ogni quanto, di solito cosa avviene nella prima sessione, e come misura i progressi. Se il coach ha un approccio strutturato, ti parlerà di definire il patto di coaching, obiettivi con indicatori, ecc. Se svicola, attenzione.

Che approccio di coaching utilizzi?

Alcuni coach seguono approcci specifici (es. il metodo GROW, il co-active coaching, la programmazione neuro-linguistica integrata, ecc.). Non serve che tu conosca nel dettaglio le teorie, ma chiedere “Che strumenti utilizzerai con me?

Come funziona, in pratica, il tuo coaching?” è legittimo. Potresti capire se è più orientato a esercizi pratici, oppure molto riflessivo, se usa test o questionari, ecc.

Verifica che l’approccio ti suoni coerente e non qualcosa di strano/oscuro. Ad esempio, se dicesse “Io lavoro con la chiaroveggenza e i tarocchi per coachizzare l’inconscio”,  ecco, red flag! Non confondiamo il coaching con pratiche esoteriche.

Come gestisci la riservatezza e il confine con altri ambiti?

Questa è una domanda da cliente consapevole: puoi chiedere “Se durante il percorso emergessero problematiche psicologiche serie, come ti comporteresti?”

Un coach competente risponderà che in tal caso interromperebbe/coopererebbe con uno psicoterapeuta e comunque rispetterebbe i confini del coaching. E sulla riservatezza dovrebbe rassicurarti che nulla viene divulgato senza consenso.

Cosa succede se durante il percorso sento che non sto traendo beneficio?

Puoi tastare il terreno chiedendo se è mai capitato e come di solito si valuta l’efficacia. Un coach onesto potrebbe dirti che a metà percorso fa un check, e se non c’è progresso può ridiscutere obiettivi o interrompere di comune accordo.

L’importante è che non prometta “successo garantito” (nessuno può garantirlo al 100%) ma neanche eviti il discorso.

Posso sentirti tra una sessione e l’altra?

Alcuni coach offrono supporto limitato via email/WhatsApp se il cliente ha aggiornamenti o necessita di brevi confronti tra sessioni. Non è obbligatorio, ma puoi chiedere qual è la disponibilità. Ad esempio “Se mi viene un dubbio importante in corso d’opera, posso scriverti una mail?” Molti diranno di sì per cose brevi. L’importante è capire i confini (non aspettarti che il coach sia reperibile H24 – non è uno psicologo in reperibilità). Questa domanda mostra al coach che sei coinvolto e anche a te serve a settare aspettative.

Tariffe e logistica

Anche se di solito se ne parla spontaneamente, assicurati di chiarire: “Qual è il costo per sessione o per il pacchetto? Quanto dura ogni sessione? Fai fattura (auspicabile)?”

In Italia le fasce realistiche per coaching individuale privato sono quelle che abbiamo visto (dai 50-80€ a salire, con mediana 80-150€) fino a superare le 450 euro.

Prezzi esageratamente bassi (tipo 20€ l’ora) possono indicare improvvisazione. Nota: molti coach propongono pacchetti di sessioni a prezzo forfettario scontato (es. 5 sessioni a X euro).

Chiedi se c’è questa possibilità e se i pagamenti sono anticipati o pay-as-you-go. Chiarisci anche politiche di cancellazione (es: se salti una sessione senza preavviso la paghi lo stesso?). Tutto questo rientra nel contratto, ma è bene parlarne a voce.

In generale, dalla sessione conoscitiva dovresti uscire con una sensazione chiara se procedere o no.

Presta attenzione non solo alle risposte, ma anche a come ti sei sentito parlando con il coach: ti sei sentito ascoltato veramente? Ti sei sentito a tuo agio nell’aprirti? Il coach ti è sembrato presente e interessato, o distraibile e sbrigativo?

La chimica personale è importantissima: puoi trovare il coach più blasonato del mondo, ma se a pelle non ti trovi bene, difficilmente il percorso decollerà.

Red flag: segnali d’allarme

Purtroppo, online si possono incontrare personaggi che si spacciano per coach ma adottano pratiche discutibili. Ecco alcuni red flag da tenere presenti:

Promesse mirabolanti o garanzie di risultato assoluto: come già detto, diffida di chi pubblicizza “successo assicurato”, “ti cambio la vita in 3 sessioni” o altre iperboli. Il coaching serio non dà garanzie così, perché il risultato dipende anche dal cliente e da fattori esterni.

Un coach onesto garantisce impegno, metodo e professionalità, ma mai risultati certi al 100%.

Troppa pressione commerciale: se durante il colloquio gratuito il coach passa più tempo a venderti pacchetti costosi o a farti leva emotiva (“se non investi su di te adesso rimarrai un fallito”) invece di ascoltare il tuo caso, è un pessimo segno. Un buon coach non ti fa terrorismo psicologico per farti comprare.

Certo, può sottolineare l’importanza del tuo impegno, ma non dovrebbe manipolarti. Anche attenzione a sconti e urgenze false: “Solo se firmi oggi il pacchetto 10 sessioni ti faccio metà prezzo”, questi trucchetti di vendita (salvo rare promozioni dichiarate) non dovrebbero far parte di un rapporto di fiducia.

Linguaggio manipolativo o pseudoscientifico: se un coach usa paroloni per impressionarti ma non sa spiegarli chiaramente, occhio. Frasi come “applicherò tecniche segrete di riprogrammazione quantica” oppure “ti installerò convinzioni potenzianti come in un computer” suonano impressionanti, ma chiedi spiegazioni.

Se non c’è una base reale (ad esempio la PNL – programmazione neuro-linguistica – è controversa ma almeno ha una teoria dietro; “quantico” a caso no), considera quel coach poco serio. 

Sconfinamento nell’area clinica senza titoli: questo è gravissimo.

Esempio: se durante le prime sessioni emergono tuoi traumi o evidenti depressioni, un coach dovrebbe indirizzarti da uno psicologo.

Se invece insiste nel voler curare lui la cosa, magari dicendoti di abbandonare i farmaci o la terapia che stai seguendo, scappa. Ci sono stati casi di coach (o sedicenti tali) che sfociavano in pratiche da psicoterapia senza averne le competenze, con danni per i clienti.

Un coach etico conosce i confini del coaching e quando fare invii ad altri professionisti.

Tentativi di diventare “guru” o creare dipendenza: il coach non è un guru spirituale e non sei lì per venerarlo. Se noti che accentra troppo su di sé (“io ho tutte le risposte”, “segui il mio metodo e basta”), che magari scoraggia il confronto con altre figure (“non ascoltare gli psicologi, non servono, solo io ti posso aiutare”) o che vuole tenerti legato troppo a lungo (un buon coach ti rende autonomo, non dipendente da lui), attenzione.

Lo scopo del coaching è renderti più indipendente e capace, mai creare una relazione di sudditanza.

Schemi Piramidali mascherati: un fenomeno purtroppo esistente è quello di coach che in realtà cercano di venderti altro. Ad esempio alcuni “business coach” su internet in realtà cercano clienti per schemi piramidali: tu paghi per un “percorso”, poi ti convincono a rivendere tu stesso quel percorso ad altri diventando coach a tua volta, e così via.

Se un “coach” passa più tempo a parlarti di opportunità di guadagno se porti dentro amici o se ti iscrivi al loro programma per diventare coach in 2 giorni, beh, è uno schema commerciale poco etico, non vero coaching.

Nessun riferimento legale/fiscale: in Italia il coach dovrebbe rilasciarti fattura (ha partita IVA generalmente). Se trovi qualcuno che opera totalmente in nero o che non vuole rilasciare nulla di scritto, anche questo è un segnale di poca professionalità.

Alcuni possono fare qualche sessione pro bono o regalare il colloquio iniziale, ma oltre ci si deve mettere in regola.

Superficialità o ascolto carente: questo lo valuti tu a pelle. Se già nella prima chiamata gratuita noti che il coach non ti lascia parlare, sembra distratto, non fa domande pertinenti ma parte per la tangente a raccontare di sé o a dare consigli spicci… probabilmente non sarà un buon partner di coaching.

Un coach deve saper ascoltare davvero e calibrarsi su di te. Se invece vedi atteggiamento egocentrico o “standardizzato” (come se dicesse le stesse cose a chiunque), non aspettarti molto.

Ricorda: sei sempre libero di interrompere e cambiare coach, comunicandolo con rispetto.

I coach stessi sanno che non tutte le combinazioni funzionano, e un coach professionista non se la prenderà se deciderai di non proseguire (al massimo ti chiederà un feedback sincero per migliorare).